Il zig zag degli storni sui battifreddi
nei giorni di battaglia, mie sole ali,
un filo d'aria polare,
l'occhio del capo guardia dallo spioncino,
crac di noci schiacciate, un oleoso sfrigolio
dalle cave, girarrosti veri o supposti,
ma la paglia è oro, la lanterna vinosa
è focolare se dormendo mi credo ai tuoi piedi.
La purga dura da sempre, senza un perchè.
Dicono che chi abiura e sottoscrive può
salvarsi da questo sterminio d'oche,
che chi obiurga se stesso, ma tradisce
e vende carne d'altri, afferra il mestolo
anzi che terminare nel patè destinato
agl'Iddii pestilenziali.
Tardo di mente, piagato dal
pungente giaglio mi sono fuso
col volto della tarma che la mia suola
sfarino sull'impiantito,
coi kimoni cangianti delle luci
sciorinate all'aurora dai torrioni,
ho annusato nel vento il bruciaticcio
dei buccellati dai forni,
mi son guardato attorno, ho suscitato
iridi su orrizzonti di ragnateli e petali
sui tralicci delle inferriate, mi sono alzato,
sono ricaduto nel fondo dove il secolo è il minuto.
E i colpi si ripetono ed i passi,
e ancora ignoro se sarò al festino
farcitore o farcito.
L'attesa è lunga, il mio sogno di te
non è finito.
Eugenio Montale
Il sogno del prigioniero è stata scritta negli anni in cui la
società italiana è in preda al consumismo e nel mondo
c'è la guerra fredda.
Nessun commento:
Posta un commento