A te...

A te che sei di passaggio....

A te che sei lettore attento.....

A te che giri tra i siti....

Ad ogni cuore innamorato.....

dò il benvenuto nel mio blog...

dove ogni gesto, frase, colore e tutto ciò che ci circonda...

è solo poesia.

Scilla D
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venerdì 7 giugno 2024

Sala d'attesa

 L'attesa.... 

Può essere noiosa o allegra,

 persone diverse che parlano,

Allegre, tristi e pensierose.

Chissà cosa sarà la loro vita...

Ma l'attesa spiega, racconta..

 cose e immagini che non conosci.

E tu ...da spettatore ...

crei con la fantasia.


Scilla D. (07/06/24)



mercoledì 5 dicembre 2012

La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E questa sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Questa piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu sormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non pianto.
Questo di fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo: e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggio
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il grido
De' mostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.

Giacomo Leopardi

La luna , la storia e l'eroe

(......)
E tu dal mar cui nostro sangue irriga,
Candida luna, sorgi
E l'inquieta notte e la funesta
All'ausonio valor campagna esplori.
Cognati petti il vincitor calpesta
Fremono i poggi, dalle somme vette
Roma antica ruina;
Tu sì placida sei? Tu la nascente
Lavinia prole, e gli anni
Lieti vedesti, e i memorandi allori;
E tu su l'alpe l'immutato raggio
Tacita verserai quando ne' danni
Del servo italo nome,
Sotto barbaro piedeùRintronerà quella solinga sede.
(...)

Giacomo Leopardi

Il protagonista di quest'opera e Bruto,
figlio adottivo di Cesare. Per Leopardi Bruto
rappresenta il simbolo della virtù antica e il momento
storico che segna l'inizio della decadenza e la fine
delle illusioni.

martedì 4 dicembre 2012

A se stesso

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. 
Perì l'inganno estremo,
ch'eterno io mi credei. 
Perì. Ben sento, in noi di cari inganni.
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai palpitasti. 
Non val cosa nessuna i moti tuoi,
nè di sospiri è degna la terra.
Amaro e noia la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T'acqueta ormai. Dispera l'ultima volta. 
Al gener nostro il fato non donò che il morire.
Ormai disprezza Te, la natura, il brutto poter che,
ascoso, a comun danno impera,
e l'infinita vanità del tutto.

Giacomo Leopardi.

Il poeta parla al suo cuore, dopo la delusione
deòa fine dell'amore per Fanny. E' un invito
disperato a non illudersi più. Secondo il poeta
nella raltà non esiste qualcosa che sia degno di amore.

giovedì 29 novembre 2012

Alla Luna










O graziosa Luna, io mi rammento
che, or volge l'anno, sovra questo colle
io venia pien d'angoscia a rinirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, chè travagliosa
era mia vita: ed é, nè cangia stile,
o mia diletta Luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l'etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l'affanno duri!

Giacomo Leopardi

Questo è uno degli Idilli più noti di Leopardi,
fu scritto lo stesso anno dell'Infinito, 1819.

martedì 20 novembre 2012

I fanciulli....

I fanciulli trovano tutto nel nulla.
Gli uomini trovano il nulla nel tutto

Giacomo Leopardi.

sabato 27 ottobre 2012

sabato 6 ottobre 2012

L'Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe,

che da tanta parte dell’ultimo orizzonte
 il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando,

interminati spazi di là da quella,
e sovrumani silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.

E come il vento odo stormir tra queste piante,
io quello infinito silenzio a questa voce
vo comparando:

e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni,

e la presente e viva, e il suon di lei.
Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare


Giacomo Leopardi